Gennaio-Maggio 2010, Laura (infermiera)

Uno spaccato dell’esperienza di Laura, infermiera nel Reparto di Neurologia dell’A.O.U. Meyer di Firenze.

 

28.01.2010

“Burkina Faso, terra degli uomini integri.

Mi chiamo Laura, sono infermiera nel Reparto di Neurologia dell’A.O.U. Meyer di Firenze. E’ sempre stato il mio sogno vivere un’esperienza di lavoro in Africa e finalmente sono riuscita a realizzarlo tramite il progetto dell’associazione Madirò-medici per lo sviluppo: destinazione Nanoro. Si parte l’8 gennaio, io e Valeria, medico specializzando del Meyer.

 

Nanoro è un piccolo villaggio fatto di capanne e terra rossa, a circa un’ora dalla capitale del Burkina; il Centro Medico St Camille sembra esserne il centro. Non solo fornisce assistenza agli abitanti di Nanoro ma anche a tutti i villaggi vicini. Il reparto di chirurgia conta quasi 70 posti letto, poi ci sono la medicina, la pediatria, i laboratori, la radiologia, l’ambulatorio tubercolosi, HIV e l’ambulatorio del CREN per la malnutrizione.

Sono arrivata da quasi venti giorni. La sensazione è di essere catapultata in un’altra dimensione, il tempo ha preso altre forme, c’è molto da imparare. Non ci fermiamo praticamente un attimo, lo specializzando che ci ha preceduto ci fornisce tutte le indicazioni per quando la pediatria rimarrà in mano nostra! Gli infermieri sono molto in gamba, praticamente svolgono lavoro da medici, visitano i pazienti, prescrivono medicine ed esami; hanno però un concetto di “urgenza” molto differente dal nostro! Io lo chiamo passo africano e non è facile, con la nostra cultura ed abituati al lavoro in Italia, adattarsi.

 

La pediatria ha 36 posti letto e di notte c’è solo un infermiere che svolge il turno dalle 18.30 alle 7.30. La mattina comincia con lo staff, ovvero l’infermiere della notte legge le consegne e informa sull’andamento dei bambini ricoverati, poi comincia il giro delle visite, generalmente con tre infermieri più io e Valeria. Finito questo, cominciano gli ambulatori e 3 giorni la settimana si svolge quello del CREN, ovvero l’ambulatorio dei bambini malnutriti. La parte più dura per me è stata non parlare la lingua locale, il moorè, e quindi non avere un rapporto diretto con i genitori ma dover interagire sempre tramite l’infermiere di turno. Il tasso di scolarizzazione è basso e gran parte del nostro lavoro consiste nell’istruire le mamme su come alimentare i bambini e su come provvedere alla loro igiene.

 

La malnutrizione cronica è la cosa che risalta di più ai miei occhi, è difficile dare un’età ad un bambino. Le mamme non portano i loro figli in ambulatorio solo perché sottopeso ma perché hanno diarrea o febbre, quindi spesso in condizioni gravissime, tali che una febbre è fatale. I degenti devono pagarsi tutto: guanti, siringhe, medicine, esami, giorni di ricovero. E’ anche questo il motivo per cui le mamme portano tardi i loro bimbi al Centro Medico e non sono rare le loro lamentele quando decidiamo per il ricovero! Quando i giorni di degenza cominciano ad essere tanti, il padre parte alla ricerca di parenti per chiedere soldi e non mancano le fughe notturne dal reparto!

I bambini sono bellissimi, forse la cosa più bella dell’Africa! Sono curiosi, appena gli sorridi o gli fai una carezza si nascondono tutti timidi e cominciano a ridere divertiti! Vanno matti per le bolle di sapone, per non parlare delle foto! Si mettono in posa e appena si rivedono nella macchina fotografica ridono a crepapelle!! Hanno una sopportazione del dolore che non avevo mai visto e i loro occhi sono così luminosi e profondi che non si può non innamorarsene!!”

 

01.02.2010

“Povertà. Questa parola si vede camminare tra la gente … quando dobbiamo mettere un ago canula ad un bambino viene fatta la “ricetta” su di un foglio di carta con scritto il materiale che i genitori devono comprare alla farmacia dell’ospedale “guanti 2 paia; 2 siringhe; 2 aghi canula …” e non esiste che se fallisci al primo tentativo venga gettato l’ago usato, ma se ancora in buone condizioni (quindi non smussato) viene riutilizzato più volte. Il primo impatto per me è stato allucinante!

Noi abituati a gettare tutto una volta usato!!

 

Non mi dimenticherò mai questi quattro mesi, la semplicità delle persone, lavorare e cercare di ottenere il massimo con i pochi mezzi a disposizione. Nanoro rimarrà nel mio cuore, sempre.”